La Biblioteca

I manoscritti dell’antica e ricca biblioteca del Monastero Benedettino, formatasi nel tempo per supportare la pratica religiosa, la formazione culturale e l‘edificazione spirituale dei monaci, venne depredata e smembrata al tempo delle soppressioni napoleoniche. A più riprese infatti il Monastero venne privato dei suoi preziosi manoscritti, una parte dei quali confluì nella Biblioteca Podiani presso il Palazzo dei Priori, divenuta poi l’attuale Biblioteca comunale Augusta, un’altra parte migrò verso altre biblioteche pubbliche o private e altro materiale andò inevitabilmente perduto.

I manoscritti vennero poi raccolti solo dopo il 1815, a seguito di restituzioni e grazie anche all’opera dei fratelli Mauro e Vincenzo Bini, monaci di San Pietro e autori di opere di carattere storico ed erudito. I circa 60 manoscritti che restano dell’antica biblioteca, uniti ad altri, prodotti da insigni rappresentanti della cultura locale come Francesco Maria Galassi, Giuseppe Belforti e Annibale Mariotti, o pervenuti a seguito di donazioni (come quelle di d. Francesco Cacciavillani e d. Arrigo Agostini) o acquisti, sono conservati, per la loro preziosità, in archivio. Sempre in archivio sono conservati anche alcuni incunaboli. Nella sala di consultazione attigua al deposito di archivio è collocato, a scaffale aperto, un fondo librario di circa 2500 volumi costituito da opere di consultazione funzionali alla ricerca storica e archivistica.

L’altro materiale si conserva, dal 1939, in un locale sottostante il coro della Basilica: si compone di Cinquecentine e di opere di interesse teologico, ecclesiastico, religioso, letterario, storico e filosofico, in prevalenza edite nei secoli XVII e XVIII.

A San Pietro sono conservati due serie complete di Libri Corali, codici di grande formato con testi in latino e musica gregoriana che, conservati nel coro o nella sacrestia, venivano utilizzati dai monaci per il servizio liturgico nei vari periodi dell’anno. Una serie è quattrocentesca, realizzata nel periodo 1471-1474 da Pierantonio di Niccolò da Pozzuolo, Giapeco Caporali e i loro collaboratori; la seconda venne realizzata tra il 1517 e il 1529 con l’impiego di alcuni dei migliori maestri attivi in quegli anni per la Congregazione Cassinese: Giovanni e Francesco Boccardi, Matteo da Terranova e Aloise da Napoli.

Il codice K, un antifonario miniato negli anni 1472-1476, è stato sottratto ai primi del Novecento e ora si trova a New York, alla Columbia University Library (ms. Plimpton, 41). Questi codici, 20 in tutto, costituiscono una testimonianza significativa sia dal punto di vista storico-artistico, perché le numerose e preziose miniature si raccordano per i repertori ornamentali e gli apparati figurativi alla produzione artistica del tempo, sia perché attestano le caratteristiche e lo sviluppo della liturgia e del culto dei monaci.
Presso l’archivio di San Pietro sono conservati alcuni esemplari di Bibbie e manoscritti atlantici, pervenuti in forma integrale o frammentaria. Le Bibbie atlantiche, chiamate così per le dimensioni estremamente elevate (in media 600x350mm) contenenti il testo dell’Antico e Nuovo Testamento, vennero prodotte tra l’XI e il XII secolo a Roma e nell’Umbria meridionale, nell’ambito della riforma ecclesiastica promossa dal pontefice Gregorio VII (1073-1085).

A San Pietro, una delle abbazie più ricche e prestigiose del tempo, appartenevano almeno tre Bibbie atlantiche, acquistate per la preghiera e le celebrazioni liturgiche della Comunità.Le tre Bibbie, insieme ai libri liturgici dello stesso formato, sono stati analizzati in occasione della giornata di studi “Bibbie e manoscritti atlantici in Umbria” organizzata a San Pietro nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio promosse dal Ministero per i beni e le attività culturali ed esposti in mostra presso la Galleria tesori d’arte della Fondazione per l’Istruzione agraria dal 23 settembre 2011 al 31 gennaio 2012.
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