La Basilica: la Cappella Vibi

L’ultima cappella a sinistra nella basilica assunse l’attuale configurazione per volontà dell’avvocato concistorale Baglione Vibi nel 1506. Il progetto, affidato allo scultore Francesco di Guido da Settignano, membro di una dinastia di scalpellini molto prolifica e autore di numerosi altri interventi a San Pietro, consistette nel dotare il preesistente spazio di culto di eleganti profilature in pietra serena e nel sistemare la zona dell’altare. Qui venne inserito il magnifico paliotto in marmo bianco eseguito da Mino da Fiesole nel 1473.

La cappella venne intitolata al Corpo di Cristo. Il suo aspetto era molto simile a quello di altre due cappelle contigue, anch’esse trasformate da Francesco di Guido da Settignano. Lo stesso accadde per le decorazioni murali, affidate, come attestano i documenti conservati nell’Archivio di San Pietro, in un primo momento a Giannicola di Paolo (il noto autore della decorazione della Cappella di San Giovanni annessa al Collegio del Cambio) e successivamente a Giovan Battista Caporali che le eseguì tra il 1521 il 1529. La sola decorazione superstite, quella della cappella Vibi, è stata oggetto di un recente restauro, finanziato dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Nella cupola a fondo azzurro, trapunto di stelle dorate è un tondo al centro con l’Eterno benedicente e sorreggente un globo. Nei pennacchi sono trofei di armi e cartelle con scritte riferite all’Eucarestia. Nei lunettoni sono rappresentati, oltre all’Annunciazione in quello sopra l’altare, varie grottesche con figure di nudi di stampo signorelliano, con amori, satiri, mostri, in rapporto con le grottesche dello zoccolo della cappella di San Brizio ad Orvieto. Di particolare bellezza sono le teste entro patere ai lati dell’altare dove si evidenzia l’ influsso di Luca Signorelli.

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