La Basilica: il coro ligneo

Addossato alla curva absidale, il grandioso coro ligneo è opera dell’intagliatore Stefano da Bergamo il quale, subentrato al perugino Bernardino Antonibi morto forse di peste nel 1526, lo portò a termine nel 1535. Nel 1938 il manufatto, aggredito dalle termiti, fu completamente smontato per essere disinfestato e restaurato. Capolavoro di rara finezza, il coro è una sorta di “libro aperto” concepito con un intento apertamente teologico-didascalico. Il livello superiore conta quaranta stalli, l’inferiore ventotto.

La parte alta è conclusa da un fregio che vede l’alternarsi di aquile e fiaccole. Nel 1845 i monaci commissionarono un’edizione del coro corredata da cinquanta tavole. Le lastre in rame sono tuttora conservate presso il monastero. Agli inizi del Settecento il benedettino francese Bernard de Montfaucon, in visita all’abbazia di San Pietro nel suo viaggio attraverso l’Italia (1698-1701), diffuse la voce che Stefano da Bergamo si fosse fatto interprete di disegni di Raffaello. Se questo non risponde a verità, è tuttavia sicuro che il virtuoso intagliatore lombardo trovò ispirazione nelle fantasie decorative profuse a piene mani da Raffaello nelle Logge Vaticane.

 

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